Domande frequenti

Il gergo del web, spiegato come si deve.

Backend, headless, edge, CMS: parole che girano nei preventivi e non vogliono dire niente, finché qualcuno non le traduce. Qui le trovate spiegate in parole semplici — dal concetto più elementare al più tecnico. Se una risposta non si capisce senza chiedere, per noi è scritta male.

Cos’è un CMS (e cos’è WordPress)?

CMS sta per ‘sistema per gestire i contenuti’: è il pannello da cui scrivete le pagine, caricate le foto, cambiate i prezzi — senza toccare una riga di codice. WordPress è il più diffuso al mondo, ma non è l’unico: Prestashop e WooCommerce mandano avanti i negozi online, Shopify è la versione tutto-incluso. Cambiano i nomi, l’idea è la stessa: voi scrivete in un pannello, il sito si aggiorna. Noi lavoriamo su tutti — e il CMS resta il vostro, com’è.

Che differenza c’è tra backend e frontend?

Il frontend è la vetrina: quello che vede chi visita il sito. Il backend è il retrobottega: il pannello dove voi caricate i contenuti e dove stanno i dati. Il visitatore non entra mai nel retrobottega — vede solo la vetrina. Tenere i due lati separati è una delle cose che rende un sito più veloce e più sicuro: chi passa davanti non può forzare la porta sul retro, perché dalla strada non la vede nemmeno.

L’hosting condiviso fa male al sito?

Conta come si condivide, non se. Mille siti ammassati sullo stesso server senza confini sono come mille galline in un capannone: se una si ammala o fa baccano, lo subiscono tutte — un vicino con un picco di traffico rallenta anche voi. La differenza la fa l’isolamento: ogni sito nel suo spazio chiuso, con risorse sue, dove quello che succede al vicino non vi tocca. È così che teniamo i siti — sullo stesso server, sì, ma ognuno a casa propria.

Cosa sono ‘staging’ e ‘produzione’?

Produzione è il sito vero, quello che vedono i visitatori. Staging è una copia identica e riservata, dove si provano le modifiche prima di pubblicarle: si cambia, si controlla che tutto regga, e solo allora si manda online. Significa che nessun esperimento avviene sul sito vivo, davanti ai vostri clienti — quando una modifica arriva in produzione, è già stata vista funzionare.

Cos’è il versioning (o Git)?

È la memoria di tutto quello che si è fatto. Ogni modifica al sito viene registrata, datata e reversibile: si sa chi ha cambiato cosa e quando, e se qualcosa va storto si torna indietro all’istante. È lo stesso principio del metodo MWG, dove ogni intervento è scritto in file versionati — niente si perde, ogni sessione riparte da dove si era fermata. Non è burocrazia: è poter dire ‘rimetti com’era ieri’ e averlo, davvero.

Cos’è un container (Docker)?

È una scatola chiusa che contiene un sito e tutto ciò che gli serve per funzionare — e niente altro. Gira solo quello che serve; il resto è come se non esistesse, quindi meno cose accese, meno cose che si possono rompere o attaccare. E se un sito ha un problema, resta dentro la sua scatola: non si propaga ai vicini. È il motivo per cui un guaio su un sito non trascina giù gli altri, e perché rimetterlo in piedi è questione di minuti.

Cosa vuol dire ‘sito headless’?

Vuol dire separare la cucina dalla sala. In un sito tradizionale il server prepara ogni pagina nel momento in cui qualcuno la chiede — come un ristorante che inizia a cucinare solo quando il cliente si siede: si aspetta. In un sito headless le pagine sono già pronte e arrivano in un attimo, mentre la cucina — il vostro pannello — resta sul retro, invisibile e irraggiungibile da fuori. Voi continuate a scrivere come sempre; il visitatore riceve un piatto già pronto. E siccome la vetrina pubblica non ha un database da bucare — i dati stanno dietro, irraggiungibili — c’è molto meno da attaccare.

Cos’è l’‘edge’?

È la rete dei magazzini vicini. Invece di tenere il sito in un solo posto e farlo viaggiare fino a ogni visitatore, se ne mettono copie pronte in tanti punti del mondo: chi apre il sito lo riceve dal nodo più vicino a lui, non da un server dall’altra parte del pianeta. Meno strada da fare, meno attesa. È uno dei motivi per cui una pagina può arrivare in frazioni di secondo invece che in qualche secondo.

Cos’è Cloudflare?

È l’azienda che ci fornisce due cose insieme: la rete di magazzini vicini di cui sopra — l’edge, che distribuisce il sito in fretta ovunque — e una portineria davanti al sito, che filtra il traffico e ferma gli attacchi prima che arrivino. Il pubblico passa sempre da lì; il vostro server vero resta dietro, nascosto. È uno strumento, non una nostra invenzione: lo usiamo perché fa bene il suo mestiere e costa il giusto.

Cosa sono i Core Web Vitals e perché contano?

Sono le tre metriche con cui Google misura l’esperienza reale di caricamento: LCP (quanto ci mette il contenuto principale ad apparire), CLS (quanto la pagina ‘balla’ mentre si carica), INP (quanto risponde in fretta quando ci cliccate). Migliorarli conta due volte: sono un fattore di posizionamento su Google, e ogni secondo di attesa in più fa perdere visitatori e vendite.

Cosa sono i ‘dati strutturati’ (markup)?

Sono etichette invisibili dentro le pagine che spiegano alle macchine cosa stanno leggendo: ‘questo è un prezzo’, ‘questo è un orario di apertura’, ‘questa è una domanda con la sua risposta’. L’occhio umano non le vede; Google e gli assistenti AI sì. Un sito ben etichettato è un sito che le macchine capiscono al volo — ed è la base per finire nei risultati ricchi di Google e nelle risposte delle AI.

Cos’è FWO?

FWO — Full Website Optimization è il nostro standard minimo: il pavimento sotto ogni sito che facciamo. Mette insieme quattro cose che di solito si vendono a pezzi — velocità, sicurezza, capacità di convertire e visibilità sulle AI — e le tratta come un’unica base. Un sito veloce ma insicuro è fragile; uno sicuro ma invisibile alle AI è muto. FWO è il nome che diamo al fatto che nessun sito MWG nasce lento: non è un’opzione premium, è il punto di partenza.

Cos’è l’AEO (e in cosa è diverso dalla SEO)?

AEO — Answer Engine Optimization è l’ottimizzazione del sito per i motori di risposta: ChatGPT, Perplexity, Gemini, le risposte AI di Google. Dove la SEO punta a comparire tra i dieci link blu, l’AEO punta a essere la risposta che l’assistente dà — citati come fonte quando qualcuno fa una domanda del vostro mercato. Si appoggia sulla stessa base della SEO (un sito veloce, ordinato, leggibile); cambia dove finisce la visibilità. In Italia quasi nessuno la presidia: chi parte ora, parte primo.

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